Messa con le famiglie – 11 ottobre 2026

Domenica 11 ottobre nella Chiesa di Santa Maria è stata celebrata la prima messa delle famiglie dopo il riposo estivo. La celebrazione ha visto la partecipazione di tanti giovani, bambini e famiglie che hanno contribuito con canti, letture e preghiere a vivere la domenica della gioia. Don Francesco ha iniziato la sua omelia esponendo alla comunità il cartello del “divieto di entrare tristi” perché la S.Messa è l’incontro con Gesù presente e vivo in mezzo a noi.

Il vangelo ci ha parlato di un matrimonio e di un padre che desidera condividere la sua felicità con un grande banchetto invitando tutti i parenti e gli amici. Perché davanti a un invito così generoso, gli ospiti rifiutano e continuano a pensare ai propri affari, arrivando persino a maltrattare i servi del re? È un’esperienza purtroppo comune: il bene che offriamo non sempre viene compreso o accettato. Il re a quel punto spalanca la porta a tutti, inviando i servi lungo i crocevia per chiamare chiunque incontrino. Quanto ci interpella questa difficile parabola. Spesso anche noi non ci rifiutiamo di dire “si” all’invito del Padre a partecipare al momento più importante della nostra vita di fede: celebrare l’Eucaristia. Spesso abbiamo  di meglio da fare e  il banchetto domenicale con il Padre e Il Figlio, con la Gioia della salvezza e la Verità, diventa un impegno da segnare in agenda, da programmare come la palestra, la cena aziendale, il cinema, non un incontro ambito, desiderato…. La sala del banchetto rappresentai le nostre chiese e i contesti quotidiani in cui Gesù continua a chiedere la nostra partecipazione. La gioia di cui ci ha parlato Gesù nel Vangelo, come ha spiegato don Francesco, non è illusoria felicità, non cancella il dolore e le lacrime, ma è un dono che riceviamo e che Lui ci chiede di portare agli altri per viverlo insieme  con gesti di fraternità reale. Noi tutti siamo chiamati ad essere strumenti di salvezza per il mondo e possiamo partire da un gesto semplice, di profonda fratellanza: prendersi per mano e recitare il Padre nostro sull’altare come i giovani e i bambini  o tra i banchi delle navate illuminate a giorno e portare quella Luce nella vita di tutti i giorni.