
La Verità si fa Fede
Domenica 8 marzo, alle ore 18.00, la chiesa di Santa Maria del Carmine ha aperto le sue porte per il consueto appuntamento mensile della Messa delle Famiglie, presieduta da don Francesco Viganò e concelebrata da don Armando Alessandrini.
I banchi sono stati animati non solo dalle famiglie, impegnate nel percorso di catechesi dei figli, ma anche da una folta rappresentanza di giovani. Essi sono il segno tangibile che la fede non è un passaggio statico di testimone, ma una piccola brace che arde quando si sceglie di camminare insieme.
La data della celebrazione portava con sé un significato civile e sociale profondo: la Giornata Internazionale della Donna. Il giallo solare delle mimose, poggiate sui banchi dei coristi e poi sui tavoli dell’apericena finale, ha rappresentato non solo un omaggio floreale, ma anche un simbolo di riflessione e speranza, ricordandoci che il cambiamento è possibile e che la rinascita è alle porte, nella natura e nello spirito. Il cuore della liturgia è stato il Vangelo di Giovanni (Gv 4,5-42), l’incontro di Gesù con la Samaritana al pozzo di Sicàr. Un brano articolato e densissimo che Don Francesco è riuscito a tradurre in un linguaggio vicino ai giovani, senza però togliere nulla alla complessità teologica, perché in questo incontro Gesù rompe le barriere sociali e religiose, per parlare con una donna straniera e dal comportamento fragile. Il primo scoglio abbattuto da Gesù è quello del pregiudizio. Partendo dalla sete materiale Egli giunge a spiegare la necessità di un’acqua che “zampilla per la vita eterna”, rivela la Verità alla Samaritana, facendo sì che una donna fino ad allora criticata da tutti diventi, a sua volta, testimone e portatrice di un annuncio di cambiamento per tutto il suo villaggio. La Samaritana all’inizio è confusa, parla di acqua fisica, di secchi e di profondità del pozzo, non comprende che Gesù sta parlando della sua sete interiore. Il punto di svolta non è una spiegazione dottrinale, è la Verità.
Quando Gesù le mostra di conoscere tutta la sua storia complicata, le sue fatiche, i suoi errori, non lo fa per accusarla, usa una naturalezza che disarma, una carezza che guarisce le fragilità: è bello sentirsi finalmente visti per ciò che si è, scoprire che proprio in quel momento si è amati di più.
Questo incontro tra due persone “diverse sotto ogni punto di vista” diventa il paradigma del cambiamento. La salvezza non nasce da un’imposizione, ma da un dialogo aperto. In un’epoca di “barriere”, religiose, sociali, di genere, allora come oggi, Gesù si siede al pozzo e ci aspetta per dialogare.
Guidando i fedeli attraverso le pieghe di questo dialogo, Don Francesco ha sottolineato come ognuno di noi, proprio come la Samaritana, sia chiamato a deporre la propria anfora per accogliere una Verità più grande. Egli ci ha ricordato come Dio non arrivi con “punizioni esemplari” o sentenze, ma con un desiderio di incontro, ci accoglie così come siamo, perché ci porta nel Suo cuore da sempre, ben prima che noi facciamo il primo passo verso di Lui.
L’invito di Gesù a seguirlo non è un invito a essere perfetti, ma a essere autentici.
La Samaritana lascia la sua anfora al pozzo: non ne ha più bisogno, perché ha trovato una sorgente che le zampilla dentro. Questa immagine è il monito per la Quaresima della comunità: avere il coraggio di lasciare le nostre vecchie “anfore”, le nostre sicurezze e soprattutto le nostre chiusure, per camminare verso una vita nuova.
Dopo la S. Messa ci siamo portati nel chiostro per un gioioso momento conviviale preparato con cura dalle mamme della parrocchia, a loro il nostro grazie di cuore.
Anna Scarpato












